giovedì 23 maggio 2013

Educare al dialogo in famiglia per superare il dsagio giovanile e come intervento di prevenzione contro la violenza sulle donne


La donna, una figura importante nella famiglia contemporanea. Il suo ruolo di moglie e madre, unici compiti della donna nella famiglia moderna, deve fare i conti oggi con il suo ruolo di donna in carriera, che ha negli studi e nel tentativo di affermarsi a livello lavorativo nuove motivazioni per emergere a livello sociale, e formare la sua identità al di là del fatto di avere un marito e dei figli.
La donna oggi ha una sua indipendenza economica, studia e lavora come un uomo, e anche di più visto che a lei resta il compito di badare alla cura della casa.
Di fatto abbiamo l'esempio di donne come il premio Nobel Rita Levi Montalcini, Maria Montessori, Margherita Hack, ecc.; tutte donne che hanno rinunciato ad avere una famiglia per seguire i propri sogni, raggiungere importanti successi e riconoscimenti grazie alle proprie forze, e senza essere soggette all'autorità maschile.
Ma non è tutto così semplice. Per la donna, l'essere autonoma, il realizzarsi come persona, è spesso contrastato da una società terribilmente maschilista, e spesso violenta con le donne.
 Quando parliamo di violenza sulle donne, non ci riferiamo unicamente alla violenza sessuale, ma a qualsiasi forma di maltrattamento fisico o verbale, a qualunque forma di pressione psicologica che vuole sminuire il valore della donna, e che la fa sentire incapace e impotente.
Le violenze sulla donna hanno sfumature diverse. Un problema che si fa sentire molto anche a Cassino, nella terra di San Benedetto, dove risulta essere in aumento il numero delle donne che decidono di rivolgersi ai servizi sociali, ai quali confessano le proprie situazioni di disagio che il più delle volte si consumano tra le mura domestiche.



Sicuramente è molto importante vedere che queste donne non si abbandonano alle violenze e alle umiliazioni fisiche e psicologiche a cui sono soggette, ma reagiscono cercando nelle autorità comunali, e nelle associazioni a sostegno e tutela dei diritti della donna.
Il mio lavoro, in qualità di Educatore professionale e Formatore nelle organizzazioni sociali complesse, è quello di formare ed educare i giovani al rispetto dell'altro e della donna. Oggi ritengo sia importantissimo affrontare in famiglia un dialogo aperto tra genitori e figli, che favorisca il confronto intergenerazionale, e il superamento di quel malessere tipico degli adolescenti e dei giovani che è meglio conosciuto come disagio giovanile, e come disagio sociale.

Franchitto Angelo, Formatore nelle organizzazioni sociali complesse.

In merito all'importanza del dialogo in famiglia potete leggere due miei saggi, pubblicati in formato e-book ai seguenti link:

-Conflitto tra genitori e figli, la crisi del dialogo nella famiglia contemporanea;

-Crisi del dialogo in famiglia e disagio giovanile

giovedì 16 maggio 2013

Dialogo interculturale e italiano L2 nella scuola


Oggi è possibile studiare all'estero, viaggiare per lavoro, incontrare persone che parlano lingue completamente diverse dalla nostra. Siamo cioè sempre più cittadini del mondo.
Questo significa che se la società sta cambiando anche la scuola deve adeguarsi alle nuove esigenze di multiculturalità e incontro interculturale.



Lavorando in qualità di Educatore nella scuola primaria, per un progetto di italiano come seconda lingua per gli studenti stranieri, ho potuto constatare l'eterogeneralità delle situazioni degli studenti immigrati, ogni uno con le sue difficoltà, e con i suoi tempi di apprendimento, metodo di studio, motivazioni ad apprendere l'italiano.
Lavorare con persone (anche se bambini) che hanno già una lingua, e che spesso è quella che usano in famiglia per la maggior parte del giorno, parlando in italiano solo a scuola non è semplice.
Gli studi di pedagogia hanno dimostrato che acquisire la lingua madre è qualcosa che avviene nei primi anni di vita del bambino, e che si definisce in un arco di tempo che va dalla nascita ai primi 6 anni circa.
Ci sono poi tante ricerche pedagogiche che ci dicono che l’abilità di imparare una seconda lingua sviluppandola ai livelli di quella nativa o quasi è limitata ai primi 8-10 anni circa di vita. Per questo è importante capire che esiste una finestra temporale ideale perché si imparino ulteriori lingue, oltre alla lingua madre, a livelli di persone native del posto.
Quando arrivano a scuola, in particolare nelle prime classi delle scuole primarie, l'apprendimento della lingua è facilitata per i giovani studenti, che però necessitano del sostegno e dell'incoraggiamento dei genitori.
L’indicazione pedagogica, che ci viene data, e che è di grande rilevanza per le politiche educative e linguistiche, è legata al bisogno da parte di educatori e formatori, di evitare di pensare solo all’età, ma sostenere il bilinguismo anche attraverso un uso regolare, ricco e vario delle due lingue, che sviluppi attivamente la competenza in vari domini d’uso.
Significa che dobbiamo pensare che anche gli adulti possono apprendere una seconda lingua, motivando i propri figli a fare altrettanto, condividendo la seconda lingua come lingua di conversazione anche in casa, sfruttando internet e altre fonti per migliorare il proprio lessico e mantenendosi in esercizio con la seconda lingua.
Generalmente il problema odierno della famiglia, è l'incomunicabilità.
Oggi i giovani sono abbandonati a se stessi, non hanno genitori che li ascoltino o che provino a capire le ragioni delle loro proteste. Si attua un dialogo verticale in cui i genitori danno solo regole.
Tutto ciò crea disagio tra i giovani a livello sociale, non favorisce l'integrazione nella scuola e nei rapporti sociali.
Di questo parlo nei miei saggi che potete leggere in formato e-book ai seguenti link:
Conflitto tra genitori e figli, la crisi della famiglia nella società contemporanea;
Crisi del dialogo in famiglia e disagio giovanile.

lunedì 6 maggio 2013

La scuola italiana deve favorire l'integrazione degli alunni stranieri favorendo l'apprendimento dell'italiano L2 per i giovani in età scolare


La presenza di minori stranieri nella scuola Italiana è un fenomeno ormai costante ed in continua crescita.
Oggi si registrano, l'ingrasso nella scuola di alunni di origine non italiana sia nelle prime classi della scuola primaria, sia nel triennio della scuola primaria che nelle classi di scuola media inferiore e superiore.
Questo significa che c'è un forte bisogno, nella scuola italiana, di un corso di italiano per alunni stranieri a tutti i livelli della scuola dell'obbligo.



Riuscire a dare una conoscenza sufficiente della lingua italiana ai giovani stranieri che frequentano le nostre scuole, significa favorire il loro inserimento sia a livello di studio delle varie discipline, sia a livello di socializzazione che di integrazione.
Per i bambini che iniziano la scuola in Italia le cose sono in prospettiva più facili. Essi si trovano ad imparare insieme a bambini italiani al loro stesso livello. La difficoltà è avere la collaborazione delle famiglie, dei genitori, che dovrebbero incoraggiare i figli a imparare l'italiano (e magari seguire un corso di italiano per adulti, che gli aiuti a conoscere la lingua del paese in cui loro e la loro famiglia vivono e lavorano).
Più l'alunno è grande, e maggiore sarà il divario tra la sua conoscenza della lingua italiana e quella dei suoi compagni di classe.
La scuola ha dei programmi da portare a termine. Per questo motivo dobbiamo proporre corsi che siano rivolti agli alunni stranieri, che affianchino i programmi scolastici, ma che diano la possibilità ai giovani che non parlano ancora la lingua di conoscere l'italiano, di saper leggere e scrivere in maniera sufficiente da riuscire a leggere, comprendere e memorizzare concetti e libri di scuola.
Il ruolo dei genitori, in questo contesto di apprendimento della lingua, è fondamentale.
I giovani hanno bisogno di relazionarsi con i propri pari, ma soprattutto hanno bisogno di confrontarsi con i propri genitori e di sentirsi incoraggiati.
Oggi purtroppo, molti genitori, non parlano con i figli. Questo silenzio diventa un muro che rende il figlio solo, impossibilitato a confrontarsi con gli adulti, in difficoltà con i suoi pari se non parla la loro lingua.
Superare il disagio giovanile attraverso il dialogo e il confronto non è semplice. Di questo parlo nei miei saggi che potete leggere in formato e-book ai seguenti link:

Conflitto tra genitori e figli, la crisi del dialogo nella famiglia contemporanea;

Crisi del dialogo in famiglia e disagio giovanile.

giovedì 2 maggio 2013

Combattere la dispersione scolastica ascoltando e dialogando con i giovani


Il dialogo intergenerazionale è importante nella società odierna, dove i giovani fanno fatica ad emergere, non trovano negli adulti (genitori e insegnanti) dei confidenti con cui poter parlare dei problemi e delle difficoltà tipiche della propria età.
In questa situazione di incomunicabilità chi ne risente maggiormente sono proprio i più giovani. Essi diventano vittime di un malessere personale, ma anche sociale.
Una crisi giovanile che vediamo soprattutto nella scuola, dove il disagio ti tanti giovani sta portando a una crescita del fenomeno della "dispersione scolastica".



Depressione, bullismo, aumento di alunni stranieri che vengono mal inseriti nei programmi della scuola italiana, impreparazione di molti genitori al ruolo di "educatori" dei propri figli, ecc.
Sono tanti i motivi per cui i giovani non si trovano bene a scuola e rischiano di non terminare gli studi.
I progetti che le scuole italiane stanno oggi pensando, progettando e realizzando (in maniera sperimentale) contro la dispersione scolastica, hanno quale scopo finale quello di dare una risposta efficace al problema in un’ottica di prevenzione dell’abbandono scolastico e di promozione delle risorse personali.
Sono progetti che si rivolgono in particolare ai ragazzi e alle ragazze che frequentano la scuola secondaria di 1° grado e che hanno come obiettivo generale il raggiungimento di una buona consapevolezza personale, capire cioè quali sono le proprie inclinazioni, al fine di permettere un più adeguato orientamento nelle scelte future, sia a livello scolastico che professionale, favorendo anche l’acquisizione di elementi minimi per una lettura critica e consapevole della realtà in cui viviamo.
Bisogna intervenire presto, sui giovanissimi e sui loro genitori, per evitare che crescendo si creino situazioni di giovani vittime di bullismo, o che si sentono inadeguati, vittime di fallimenti continui e di continue bocciature a scuola.
Per fare questo bisogna realizzare una comunicazione e un incontro dialogico efficace all'interno delle famiglie, come scrivo anche nei miei saggi che potete trovare in versione e-book ai seguenti link:

Conflitto tra genitori e figli, la crisi del dialogo nella famiglia contemporanea;

Crisi del dialogo in famiglia e disagio giovanile.

martedì 30 aprile 2013

Per vincere il bullismo dobbiamo imparare ad ascoltare i figli in maniera empatica


Il tema del bullismo è importante non solo per i giovani che lo subiscono e ne sono vittime, ma anche per tutti gli adulti, genitori e insegnanti, che hanno un ruolo fondamentale nella formazione e nella crescita delle nuove generazioni.
E' importante capire che il bullo per operare ha bisogno di scegliersi, quale sua vittima, qualcuno con cui fare il prepotente e il gradasso. In questo modo, il bullo, sa di poter infierire sulla vittima contando sul fatto che questa difficilmente si ribellerà o chiederà aiuto.



Egli continuerà a comportarsi male e a far stare male la sua vittima, se questa continuerà ad avere qualche reazione, a mostrarsi indispettito, arrabbiato o triste quando il bullo dice o fa qualcosa.
Il problema è che il bullo può semplicemente aver preso di mira un ragazzo (o una ragazza) perché ti si è trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato. La maggior parte delle persone che subisce le aggressioni di un bullo sono persone molto sensibili, intelligenti e gentil, che vivono in una famiglia normale e non hanno fatto assolutamente nulla per meritarsi un simile trattamento, e che di fronte ad un bullo (purtroppo) non sanno come comportarsi, cosa dire o cosa fare.
Bisogna dire che sfortunatamente è proprio questo tipo di persona quella che il bullo preferisce, perché è calma e tranquilla e non si oppone cercando di reagire, ma se arriva anche a piangere per il bullo è il massimo del successo a livello personale.
Nel mio lavoro nella scuola, in qualità di Educatore, ho constatato quanto per i giovani manchi la figura di un adulto che non faccia solo il suo lavoro di insegnante, educatore, o genitore che da regole e ammonisce le violazioni, ma c'è necessità di un adulto che sia un "comunicatore empatico", che capisca cioè il ragazzo (o la ragazza) che ha bisogno di parlare e di confrontarsi o confidarsi con una persona più grande di lui.
Il non avere adulti che ascoltano, e che capiscano il disagio dei giovani aumenta il malessere tra gli adolescenti.
Di questo delicato tema parlo nei miei due saggi che potete leggere in formato e-book ai seguenti link:

Conflitto tra genitori e figli, la crisi del dialogo nella famiglia contemporanea;
Crisi del dialogo in famiglia e disagio giovanile.

lunedì 29 aprile 2013

Bullismo a scuola: è segno di una crisi forte per i giovani che non riescono a farsi ascoltare dagli adulti


I genitori oggi trovano molte difficoltà nell'educare i figli. Spesso in famiglia non si riesce a trovare un sistema per una comunicazione positiva tra gli adolescenti e i loro genitori per confrontarsi, parlare dei problemi e delle difficoltà quotidiane che spesso i giovani vivono in età adolescenziale e che possono mettere in crisi le loro esistenze.
Questo fenomeno dell'incomunicabilità tra giovani ed adulti, in maniera più generica, si propone nell'ambito della scuola.



Molto spesso i giovani sono vittime di atti di bullismo che vivono a scuola e che difficilmente denunciano agli insegnanti o ai genitori.
Subire violenza, e atti intimidatori tipici del bullismo può avere conseguenze atroci. Chi ne è vittima si sente solo/a al mondo, che tutti ce l’hanno con lui/lei, e sente di meritare tutto ciò che subisce: è colpa sua.
Alla lunga, le vittime di bullismo perdono autostima, possono soffrire d’ansia e di problemi somatici o cadere in depressione, sviluppano un’avversione per la scuola e inventando mille motivi per non andare a scuola ed evitare così la vittimizzazione.
Nei casi più gravi di bullismo le conseguenze per le vittime possono diventare addirittura letali.
Chi è vittima di bullismo deve sopportare tutto da solo/a: minacce, provocazioni, insulti, prese in giro, falsità dette sul proprio conto senza essere creduti da nessuno.
Chi non sopporta tutto ciò arriva anche al suicidio, pur di farla finita e non dover sopportare più tutta questa situazione diventata ormai insostenibile.
C'è da dire che anche i bulli pagano un costo altissimo. Gli studi svolti ci mostrano, dall'analisi dei risultati, che ci sono conseguenze a medio e lungo termine per i bulli. Essi spesso tendono ad assumere comportamenti devianti come l’abuso di alcool o l’assunzione di sostanze, a scuola hanno un rendimento inferiore a quello dei loro coetanei e sono più propensi a episodi di vandalismo, furti, piccola criminalità, e anche problemi seri con la legge.
Le cause che favoriscono il bullismo nella scuola sono di natura sociale e il bullismo si può considerare un modo per emergere nel gruppo dei propri pari, dominare gli altri e avere il controllo del gruppo.
A ciò si aggiungono anche le varie tattiche di distruzione dell’altra persona, che consentono ai bulli di  mettere alla prova le loro abilità e riuscire ad affermare la propria autonomia dal mondo adulto.
Il bullismo è un modo per il mondo giovanile di richiamare l'attenzione degli adulti sulla incomunicabilità che esiste nella società odierna, e sui conflitti interpersonali che si vengono a creare.
In qualità di Educatore professionale, e di Formatore, mi occupo della famiglia e della sua responsabilità educativa.
Dare attenzione ai figli e al mondo giovanile, mediante l'incontro comunicativo, è importantissimo nella realtà della società contemporanea. Di questo tema parlo nei miei due saggi che potete leggere in formato e-book ai seguenti link:

Conflitto tra genitori e figli, la crisi del dialogo nella famiglia contemporanea;

Crisi del dialogo tra genitori e figli.

giovedì 25 aprile 2013

La scuola oggi deve proporre una sfida al dialogo intergenerazionale contro il disagio giovanile


Quando parliamo dei disagi che vivono i giovani oggi, in una società come quella contemporanea dove non c'è condivisione dei valori all'interno della famiglia, e dove non c'è dialogo ne confronto tra genitori e figli, il risultato è quello di una scuola ricca di problemi.


I problemi autentici della scuola sono problemi non della scuola in modo specifico, ma sono invece problemi della società. Ciò significa che la scuola è lo specchio delle difficoltà e dell'incapacità di risolvere i problemi, che è tipico della società contemporanea. Discussioni e interventi, fatti e proposti sulla scuola non sono in grado di tirar fuori una teoria, una proposta per superare le difficoltà e i disagi all'interno della scuola, che guardino anche fuori, alla società.
Tutti quelli che sono i problemi della scuola sono difficili da risolvere, anche quelli che vengono definiti come più superficiali.
Il problema numero uno della scuola è il cambiamento.
La questione del cambiamento come origine di disagio nella scuola, esiste perché essa deve rispondere a due compiti principali della società.
La società assegna alla scuola il compito di trasmettere il sapere e la cultura del passato alle nuove generazioni. Quella della trasmissione della cultura da una generazione alla successiva è una caratteristica  prettamente umana, che diversamente dagli altri animali gli esseri umani imparano dagli altri quasi tutto quello che sanno e che sanno fare. Le giovani generazioni imparano dalle generazioni precedenti (in primis dai genitori) comportamenti, conoscenze e valori. Attraverso questo procedimento il sapere e la cultura vengono trasmessi e mantenuti nel succedersi delle generazioni. Un'altra grande differenza è che nelle società semplici non c'è nessuna necessità di creare un'istituzione specifica che si occupi della trasmissione del sapere. Sono sufficienti i genitori, o la presenza di saggi con cui i giovani possono interagire nella vita di tutti i giorni. Diversamente nelle società più complesse la trasmissione del sapere e della cultura viene affidata a una istituzione apposita, la scuola.
Ma la scuola ha anche un'altro compito molto importante, quello cioè di preparare i giovani alla società in cui vivranno, in modo che essi siano prima di tutto in grado di capire quella società e poi di contribuire al suo sviluppo.
Ovviamente le società umane non sono tutte uguali, esse cambiano a seconda dei tempi e dei luoghi, e soprattutto cambiano nel tempo. Perciò le società richiedono conoscenze, comportamenti e valori diversi nelle persone che debbono vivere in esse. Quello che ci si aspetta dalla scuola è che dia ai giovani le conoscenze, le abilità e anche i valori appropriati alla società in cui vivranno da adulti.
In un mondo in cui le società sono sempre più multiculturali, la scuola e la famiglia si trovano a far i conti con una comunicazione complessa con i giovani, e spesso difficile. Delle difficoltà comunicative ne parlo in maniera specifica all'interno di due miei saggi che potete trovare ai seguenti link in formato e-book:

Conflitto Tra genitori e figli, la crisi del dialogo nella famiglia contemporanea;
Crisi del dialogo in famiglia e disagio giovanile.